Harry Potter. Internet e Google. La passione per il sushi. L'ossessione per un corpo perfetto. Sono gli idoli post-moderni. Riuniti in una foto di gruppo e decodificati da un celebre sociologo. Colloquio con Michel Maffesoli
L'era di Prometeo è finita, siamo nel tempo di Dioniso. Michel Maffesoli spiega così la post-modernità: il passaggio dai grandi valori moderni come progresso, lavoro, ragione a valori diversi: il presente, la creazione, l'immaginazione. Una svolta che il sociologo francese riassume e analizza nel suo ultimo libro, 'Iconologies - Nos idol@tries postmodernes' (ed. Albin Michel). Maffesoli è un osservatore curioso e spesso iconoclasta dei comportamenti delle tribù contemporanee. E questa volta ha preso di mira temi, icone e fenomeni di costume. Da quelli più specificamente francesi, come l'Abbé Pierre e Zidane, ad altri assolutamente internazionali, come Google, i rave parties, Second Life e YouTube: tutti insieme gli servono a raccontare cambiamenti apparentemente modesti, in realtà profondi, della nostra società.
Non più permeata dalla ragione, ma da un immaginario nutrito di 'idoli', come suggerito dal titolo. Idoli che non fanno più la Storia: piuttosto ci raccontano tante piccole storie che, messe una accanto all'altra, formano un'istantanea del nostro mondo, qui e ora. Tribù musicali, chat room, reality show, codici estetici, tatuaggi, insieme alle nuove forme di sincretismo filosofico o religioso che permeano la nostra cultura, descrivono un profondo cambiamento. Non sempre facile da capire: perché in questo mondo l'emozione prevale sulla ragione, e l'uomo non è più proiettato nel futuro, ma vive in un presente insieme euforico e tragico.
Siamo davvero a una nuova barbarie?"Con il progresso e la razionalità abbiamo cercato di canalizzare la violenza. Ma oggi riemergono sentimenti locali, tribali, irrazionali che potremmo definire 'barbari'. Però non credo che questo sia inutile: la società occidentale, a forza di coltivare igienismo sociale assoluto e culto del rischio zero, si è addormentata. Così non rischiamo più di morire di fame, ma di noia. I barbari, però, portano sangue nuovo. Sono i nostri figli, le nuove generazioni, che ci scuotono. Fanno traballare certezze e abitudini, sconvolgono la nostra quiete. I barbari sono persone che non parlano la nostra lingua".
Che lingua parlano i giovani?"Non la nostra lingua progredita e sofisticata, educata dalla filosofia dell'illuminismo, strutturata sul marxismo; ma meritano comunque la nostra attenzione".
Lei scrive che la loro lingua è una sintesi di carpe diem e no future."Siamo in un'epoca di cambiamenti. I giovani, pur essendo protagonisti del futuro, non vivono più proiettati nell'avvenire: vivono solo l'istante. Io lo chiamo 'presentismo': cioè vivere con intensità il solo presente, che si tratti di relazioni, di scambi. Vivere l'istante. I giovani non abbracciano più l'idea del progresso, di un orizzonte da conquistare, si concentrano piuttosto su valori come solidarietà e impegno, qui e ora. Penso alle cause ambientali, alle organizzazioni non profit, ma anche alla creazione artistica bricolage, vedi YouTube".
Quali sono le icone di questo tempo?"Io osservo tendenze. L'Occidente ha trascorso 2 mila anni ad abbattere idoli per arrivare a un ideale, e oggi succede il contrario, torniamo verso una speciale forma di idolatria. Lo storico Peter Brown parlava di 'piccole divinità parlanti': assistiamo a qualcosa di simile. Divinità che parlano a un pubblico specifico a seconda delle inclinazioni dello spettatore: idoli sportivi, musicali, cinematografici, religiosi, politici. Stelle della tv e di YouTube".
In questo senso cosa ci dice della nostra società il fenomeno Harry Potter?"Ci racconta il passaggio dall'illuminismo al chiaroscuro. Harry Potter incarna una parte d'ombra dell'essere umano, l'ambiguità del nostro tempo. Infatti nel mondo di Potter a volte il bene non trionfa. Nel suo mondo ci sono riti iniziatici, prove fisiche, a dimostrazione che l'educazione non è più una pratica razionale ma, come accade nelle società primitive, il corpo vi partecipa. E, come nei riti tribali, la morte è sempre in agguato".
Stiamo passando da una concezione verticale del potere a una orizzontale?"Ogni epoca ha il suo topos. L'Occidente giudeocristiano è caratterizzato da Dio Padre, dalla legge del padre, dal potere verticale. All'opposto emerge il concetto di affratellamento: rigettiamo il potere, ma cerchiamo autorità nel crescere insieme. Internet è l'espressione compiuta di questo".
È un pericolo?"Gli universitari, l'intellighenzia, i vecchi poteri, hanno paura di Internet perché equivale a mettere in discussione il padre. Inconsciamente gli intellettuali capiscono che con la Rete perdono il monopolio della parola".
Però al potere ci sono uomini forti come George Bush, Vladimir Putin, Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi. "Quando i cambiamenti sono così forti ci sono sempre battaglie di retroguardia. Sono le più violente, perché sono quelle in cui chi perde muore. Bush e Putin rappresentano valori del passato. Sarkozy e Berlusconi sono interessanti perché sono una caricatura del potere. Sarkozy è talmente istrionico, parossistico, esagerato: incarna la fine".
Perché oggi i presidenti, come Sarkozy o Putin, scelgono per compagna una top model? "Io credo che oggi il potere nella sua forma moderna, cioè di persone che rappresentano il popolo, sia finito. Siamo passati dalla necessità, per un candidato politico, di convincere gli elettori con un programma, alla seduzione. Il vostro Berlusconi o il nostro Sarkozy sono degli istrioni. Recitano qualcosa. Sotto non c'è nulla, né cultura, né visione".
Quello che definisce bovarismo politico."Credono di essere qualcosa che non sono. Giocano a far 'finta che'. Per questo il vecchio modello di first lady non ha più senso. Per parafrasare Debord, la top model assurta a first lady è il prototipo assoluto della spettacolarizzazione".
Lei dice che oggi frivolo è chi non si interessa di frivolezze."In certi momenti della storia la profondità si nasconde nella superficie delle cose. Quando le librerie sulla piazza della Sorbona chiudono e sono rimpiazzate da boutique, quando i giovani di tutte le classi sociali prestano un'attenzione maniacale al corpo, all'aspetto, ai vestiti, non possiamo più dire che analizzare questi fenomeni sia frivolo".
E la televisione trash?"Nell'uomo c'è anche un'inclinazione all'osceno. Non dimentichiamo però che l'obiettivo di un mondo ideale ha generato le peggiori tirannie".
'L'isola dei famosi' come istanza libertaria?"Nel 'Grande Fratello', e in tutti i successivi reality, viene messa in scena e teatralizzata la banalità del quotidiano. Ma questi spettacoli servono anche a ricordarci la nostra condizione di mortali, che il progresso in parte ci ha fatto dimenticare. A ogni prova i giocatori affrontano una morte simbolica, loro e noi celebriamo il ritorno a un sentimento tragico dell'esistenza. Invece di esorcizzarla, assumiamo la morte in dosi omeopatiche".
Una delle icone che lei identifica è alimentare. Il sushi. Come spiega questa passione degli occidentali per un cibo orientale?"I valori orientali permeano la nostra società, compresa la cucina. La tradizione culinaria borghese riflette il pensiero progressista dell'uomo che domina e occulta la natura: non a caso la carne e il pesce erano affogati nelle salse. Oggi mangiamo pesce crudo e verdure appena scottate. Una metafora interessante: la natura in passato non era un valore, oggi lo è più che mai".
Perché lei dice che Internet, Google, Facebook sono forme contemporanee di circumnavigazione?"Perché, come in passato, la modernità si è costruita sulla circumnavigazione del globo, oggi quella circumnavigazione avviene in Rete".
Non è un girare a vuoto?"La nostra società è ossessionata dall'andare verso un punto. Con il termine 'senso' indichiamo direzione e significato, implicitamente pensiamo che senza direzione non può esserci significato. È un errore, dobbiamo superare il modello anglosassone, utilitaristico. La vita è fatta di corsi e ricorsi".
Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-tribù-delle-icone/2026109//0
Ho trovato questo articolo, per quanto contenutisticamente discutibile, davvero ricco di spunti di riflessione. Desideravo condividerlo con voi!
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